... nel sublimare le albe nei templi induisti e nel dissipare le nebbie dei templi buddhisti alla fine ho sentito il bisogno di fermarmi per un po’ qui sino a quando il mio innato nomadismo melo consentirà, in questo scampolo d’Africa attraversato dall’equatore. E’ un luogo così affascinante questo paese che racchiude e diversifica in territorio tutto sommato non vastissimo, un concentrato di bellezze naturali incredibili, in cui è presente quel qualcosa di intangibile che sfugge al nostro desiderio di capire ogni cosa.
A contatto con questa natura così dominante è piacevole vedere il nostro io sgretolarsi pian piano, sino a fondersi con essa ritrovando una innata ed indispensabile simbiosi. La natura selvaggia è ovunque, vedendo il Kenya dall’alto ci si rende conto che l’antropizzazione è lieve ed il tempo, finalmente, ritrova il suo profumo attraverso la bellezza arcaica degli elefanti, la movimentata ironia dei macachi, l’agilità delle gazzelle, i colori, i suoni di quell’incantata sinfonia della vita, reale, non artefatta, non scandita dal tempo dei consumi.

I parchi ti conquistano con i loro silenzi estatici, con la loro vastità, dove l’occhio finalmente può spaziare verso un orizzonte sempre lontanissimo, dove l’infinito ora ha realmente una sua paradossale dimensione...
Al loro interno, varcata la soglia d’ingresso, si ha quella sensazione privilegiata che si pensa oramai perduta nei safari organizzati. La natura, così grande, così immensa, ritorna prepotente mentre noi restiamo lì estasiati a osservarla in una calma quasi irreale, popolata da mille esseri viventi che si nascondono, corrono, saltano, si nutrono, vivono, nascono e muoiono dinanzi agli occhi stupefatti di noi occidentali.

C’è molto da vedere in questo lembo d’Africa: il Kilimangiaro che giganteggia con i suoi 5895 metri di altezza dominando la piana dell’Amboseli: le sue nevi perenni si sciolgono al sole africano, sprofondano nelle viscere della terra, trasformandosi in acqua pura filtrata da centinaia di metri di strati vulcanici per apparire, magicamente, cento chilometri più in là, nello Tsavo West a Mzima Springs, sotto forma di acque limpidissime, a dar vita ad uno degli angoli più affascinanti del Kenya: qui vivono libellule delicate e ippopotami opulenti e sonnacchiosi.

Vi sono poi spiagge infinite, isolate e sperdute, bianche o dorate, decorate d’argento .. il lago Vittoria, immenso nella sua liquida solitudine … le maestose foreste pluviali del Mount Kenya, e poi il deserto, le pianure interminabili, il clima tiepido delle Taita Hills, dove la vita scorre serena, Nairobi, la capitale sugli altopiani…

Oltre a tutto ciò, le sensazioni più belle provengono dalla moltitudine di etnie, dagli affascinanti usi, costumi e culture diverse: luo, kikuyu, samburu, El molo, Boran che formano un caleidoscopico mosaico umano. Attraverso i loro sguardi, le parole e le emozioni si colmano di significato.

Tra le case, nei giardini, nei cortili, le fascinose palme Dum, le sottili acacie, il rosso soffice del Flamboyant, l’esplosione di colore delle Bouganville, il bianco raffinato del Frangipane, il cui soave profumo aleggia su tutto, precedono l’azzurro di un cielo sempre terso dove far perdere i propri pensieri e le proprie tracce…

Fabio Pironi di Bondeno